PACE LAVORO E DIGNITÀ

“Pace, lavoro e dignità”: la campagna Acli che rilancia le nostre proposte mettendo insieme tante iniziative per celebrare il Primo Maggio insieme alla Festa della Liberazione e a quella della Repubblica.

La campagna è una convocazione popolare che ricorda e rilancia le conquiste civili della nostra convivenza democratica.

segui lo streaming “LAVORARE PARI” Dati e proposte sul lavoro tra impoverimento e dignità” il 26 aprile ore 16.30, cliccando qui

 

Pace, lavoro e dignità è un grido di pace, certi che la pace si fonda sulla giustizia, a maggior ragione di fronte a una invasione russa che non ha alibi, ma anche che troppo spesso la giustizia è stata a sua volta alibi per andare a braccetto con dittature di cui si aveva bisogno o per guerre sedicenti giuste. Finite tutte in vittoriose sconfitte, dall’Afghanistan alla Libia, passando per Siria e Iraq, hanno lasciato il terreno al moltiplicarsi infinito di dittatori, terrorismi, traffici di esseri umani, mafie, mercenari e deflagrazione di stati. Putin nel 2015, a un anno dall’annessione della Crimea calcava il tappeto rosso dell’Expo di Milano, accolto dal nostro presidente del Consiglio, così come oggi abbiamo accordi con governi che non rispettano i diritti umani e sono spesso collusi coi trafficanti e scafisti che si dice di voler contrastare.

Un richiamo alla giustizia che troppo spesso viene usato per colmare il vuoto insostenibile di politica, fosse anche solo di una politica che sappia farsi continuazione dei conflitti senza che vi siano più spargimenti di sangue, ma che sappia imporre la fine del sangue versato con una tregua ad oltranza, garantita dall’ONU e dal ritiro delle truppe, base di un negoziato sulla via del ripristino della legalità. La pace non è mai la fine definitiva di un conflitto come la guerra non è mai la stabilizzazione di un conflitto. La guerra è morte su morte, è un cancro che diffonde metastasi, è più virale delle pandemie, perché più c’è guerra più si diffondono e dominano economia di guerra e criminalità speculando sulla crescita dell’odio.

Pace, lavoro e dignità è il nostro monito antifascista che dice insieme all’appello di tutte le associazioni partigiane e della Resistenza e delle organizzazioni della società civile e del mondo del lavoro che “Con la Costituzione repubblicana e antifascista si sancì la conquista della democrazia e di libere Istituzioni. Il 25 Aprile, che pose fine alla tragedia della guerra, fu preceduto da un ventennio di lotte antifasciste, durante il quale decine di migliaia di italiani furono perseguitati, arrestati, confinati, deportati e uccisi perché contrari al regime di Mussolini. Ogni anno celebriamo questo giorno e rinnoviamo l’impegno in difesa di quei valori…”. Tutti insieme

“…Esprimiamo preoccupazione per dichiarazioni, decisioni e comportamenti di alcuni rappresentanti delle istituzioni e della politica che, in vari casi, sono apparse divisive e del tutto inadeguate rispetto al ruolo esercitato. Si impone una netta condanna del fascismo, mentre si moltiplicano episodi di violenza e di apologia del fascismo stesso di cui si rendono protagonisti gruppi che si ispirano a quella ideologia e a quelle politiche, riaffermando in questo giorno che unisce tutti gli italiani il significato più profondo della Liberazione”.

Pace, lavoro e dignità è il Primo Maggio per evidenziare come il lavoro se da un lato ha visto nel tempo la relativa tenuta dell’occupazione, seppur sempre bassa specie tra le donne (51%) e i giovani, dall’altro lo ha fatto spesso al prezzo di tanto lavoro sottopagato, di un’economia spesso grigia, di una competizione dove la furbizia deprime e marginalizza l’intelligenza e il merito, di un impoverimento, pur lavorando, di tante famiglie, specie di molte donne e giovani, peggio se straniere o stranieri, di salari (e compensi) in discesa come mai in Europa.

Ancora una volta coi dati provenienti dalle dichiarazioni del nostro CAF ACLI e grazie al nostro IREF, metteremo in luce quanto cresca, quella condizione di povertà o di vulnerabilità, nonostante si sia occupati. Basti pensare che pur lavorando quasi la metà delle donne sotto i 35 anni (e oltre il 30% tra coloro che hanno sempre lavorato nel 2021) o è povera o rischia di esserlo di fronte ad eventi non rari come un divorzio, l’ammalarsi di un genitore, o addirittura la scelta di avere un figlio (per il quale il costo medio stimato da Banca d’Italia, quando l’inflazione non galoppava, era di 640 euro al mese: oggi potremmo dire oltre 8.000 l’anno).

Torneremo sull’urgenza di un salario minimo rendendo vincolanti i livelli dei contratti collettivi siglati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, individuando un indicatore di quell’esistenza libera e dignitosa che la Costituzione (art. 36) pretende da tutte le retribuzioni, penalizzando i ritardi nei rinnovi contrattuali, premiando le imprese che oltre a contratti dignitosi scommettono su conciliazione, formazione permanente, partecipazione dei lavoratori, e vincolando al rispetto dei contratti dignitosi in tutte le filiere produttive, compresa la Pubblica Amministrazione.  Torneremo a chiedere maggiori e migliori controlli, un piano straordinario per l’occupazione femminile e una Scuola veramente accessibile a tutti, che torni a mettere al centro l’educazione e non veda la formazione professionale considerata come un mero ripiego.

E, non ultima, una soglia di Guadagno Massimo Consentito, visto che ci sono manager che prendono buone uscita 10.000 volte superiori a quel di un lavoratore e che, complice un fisco che sempre più premia i ricchi, spesso sono speculazione e troppe rendite ad imporre prezzi alti alle spese delle famiglie e lavoro sottocosto a piccole aziende e lavoratori.

Pace, lavoro e dignità è il nostro celebrare, specie il 2 giugno, la Costituzione, nel suo 75° anno, ricordando a tutti che non si trattava solo di meri principi, ma di una visione strategica basata sull’idea che lo sviluppo civile, locale e planetario, viene prima e determina quello economico, e la sua giusta e sostenibile destinazione.

                                         tratto da:  POP.ACLI
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