Recovery Plan, le proposte delle Acli

Martedì 2 febbraio 2020 le Acli sono state audite nella XII Commissione Affari Sociali nell’ambito dell’esame in sede consultiva della proposta di Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Presenti durante l’audizione il Presidente nazionale, Roberto Rossini, e il Vicepresidente e Presidente del Patronato, Emiliano Manfredonia.

In un momento emergenziale, con l’Istat che ha appena sancito la perdita di 444 mila posti di lavoro nel solo mese di dicembre 2020 con un quadro di tutto l’anno molto negativo, le Acli hanno ritenuto necessario presentare alcune proposte in merito alle “missioni” di loro competenza, e in particolare sulla Missione 4 (Istruzione e Ricerca), sulla Missione 5 (Inclusione e Coesione) e sulla Missione 6 (Salute).

Pure condividendo gli asset strategici delineati dal Recovery Plan, che prevedono investimenti in Innovazione e digitalizzazione (pari al 21% del budget) per un Paese più moderno, investimenti in transizione ambientale (il 45% del budget) per un Paese più verde e investimenti in inclusione sociale, lotta alle diseguaglianze e alla malattia (34% del budget) per un Paese più coeso, le Acli ritengono che saranno necessarie anche alcune condizioni di partenza per indirizzare nel modo più giusto la discussione sull’utilizzo dei fondi europei. La prima condizione è che il debito sarà “buono”  se le infrastrutture che si creeranno favoriranno un radicale cambio di paradigma economico e sociale secondo gli obiettivi promossi. La seconda condizione è che l’efficienza degli interventi sarà direttamente proporzionata alla rapidità e alla trasparenza dei processi posti in atto. La terza condizione, non meno importante rispetto alle prime due, è che la buona riuscita del piano dipenderà anche dalla capacità di coinvolgere soggetti della società civile.

 

LE PROPOSTE

Proposte: le politiche attive del lavoro, un’infrastruttura parallela alla traiettoria lavorativa

La pandemia ha dimostrato, semmai ce ne fosse ancora bisogno, come le competenze umane siano uno strumento fondamentale per reagire e contrastare situazioni di emergenza. Ecco perché i fondi del Next Generation Eu devono essere un’occasione per creare un sistema nazionale integrato per l’apprendimento permanente e il riconoscimento delle competenze della popolazione adulta parallelo al sistema scolastico.

La realizzazione di un sistema per la formazione permanente prevede alcune tappe:

  • Realizzare un Piano straordinario per la competitività e l’occupazione
  • Creare i Competence Center, Centri di formazione professionale
  • Creare una rete di raccordo tra Centri per l’impiego e Centri di formazione professionale
  • Creare infrastrutture adeguate in tutte le Regioni dove la Formazione Professionale non è adeguatamente sviluppata
  • Disciplinare e favorire gli incubatori di lavoro e impresa
  • Integrare il Reddito di Cittadinanza con i patti per l’imprenditoria civile (anche attraverso l’Assegno di Ricollocazione)
  • Prevedere l’obbligo di formazione professionale nella CIG anche grazie al rifinanziamento e all’estensione del Fondo “nuove competenze”
  • Prevedere politiche del lavoro e della formazione specificatamente progettate per favorire l’inclusione sociale dei minori stranieri non accompagnati
  • Finanziare il congedo di paternità

 

Proposte: il welfare e il Terzo Settore, verso un’economia civile

L’Istat ha reso noti anche i dati relativi al Pil del 2020 che si attesta al -8,9%, un dato che non è un semplice numero ma porta con sé gravi conseguenze sul piano sociale. In questo contesto il sistema di welfare si rafforza nelle sue peculiarità di rete di protezione sociale soprattutto verso tutte quei segmenti di popolazione che, a causa della pandemia, sono diventati ancora più fragili (secondo l’Istat un individuo su 4 è a rischio povertà o esclusione).

Una nuova Economia Civile, indirizzata cioè al Bene Comune, dovrà:

  • Creare un welfare del territorio, non dell’ente pubblico in sé, ma integrato in modo funzionale tra ente pubblico e soggetti del privato sociale
  • Creare una Rete di protezione sociale per affrontare gli choc di carattere sanitario e sociale, attivando alcune connessioni tra il Terzo settore e le istituzioni pubbliche per dare risposte ai bisogni dei cittadini e delle comunità in un’ottica integrata, ad esempio attraverso la co-progettazione e co-programmazione (infrastruttura reale) e la creazione di una piattaforma digitale per l’informazione, la trasparenza, la richiesta, l’elaborazione dei dati e l’analisi (infrastruttura digitale)
  • Prevedere e stimolare percorsi di “mobilità assistita” anche attraverso protocolli di cooperazione tra l’Italia e i Paesi di emigrazione, e che veda il coinvolgimento delle imprese e di organizzazioni capaci di integrare le politiche del lavoro con le politiche di inclusione
  • Prevedere uno Sportello Unico per le persone con disabilità o non autosufficienti: è possibile ipotizzare lo sviluppo di un innovativo modello di presa in carico a 360°gradi dei soggetti medesimi
  • Definire e completare i Lep – Livelli essenziali delle prestazioni con un adeguato finanziamento
  • Adottare un Action Plan, un piano d’azione nazionale per l’economia sociale finalizzato a finanziare lo start up e il consolidamento di cooperative e imprese sociali, di associazionismo e gruppi di volontariato
  • Completare la riforma del terzo settore

 

Proposte. La previdenza, un nuovo patto previdenziale

In tema di crescita inclusiva e coesione sociale, valga infine richiamare quantomeno per titoli le proposte già avanzate dal Patronato Acli per la realizzazione di un sistema previdenziale che possa rispondere a criteri di equitàsolidarietà intergenerazionale, certezza dei diritti e uguaglianza di genere. Per arrivare alla definizione di un nuovo sistema previdenziale bisognerà:

  • Progettare il sistema nell’arco dei prossimi 20/30 anni
  • Rafforzare la componente solidaristica
  • Introdurre sistemi di flessibilità in uscita (parametri sociali e incentivi nella rotazione del personale)
  • Prevedere l’intervento dei Patronati non solo per l’erogazione di servizi ma anche per la raccolta di istanze e per la costruzione di progetti personalizzati per gli utenti
  • Riformare la burocrazia attraverso digitalizzazione della PA
  • Reintrodurre il principio universalistico di flessibilità nell’accesso alla pensione
  • Introdurre una “pensione di inclusione”
  • Abolire ogni livello soglia di importo pensionistico minimo quale condizione di accesso alla prestazione
  • Introdurre ulteriori misure di contrasto al divario pensionistico di genere
  • Rilanciare la previdenza complementare
  • Introdurre del parametro ISEE per la rilevazione dello stato di bisogno funzionale al riconoscimento delle prestazioni collegate al reddito per prestazioni pensionistiche

Proposte. La salute, un sistema di comunità

La pandemia ci ha insegnato non possiamo pensare alla salute solo in ottica “riparativa”, quando è danneggiata e va “riparata”. Di qui, la necessità di superare l’idea che la salute si faccia solo nei centri di cura, negli ambulatori, negli ospedali e focalizzarsi maggiormente su una medicina protettiva di comunità, che rifletta le caratteristiche sociali, demografiche ed economiche dei diversi territori. Queste le tappe per un cambio radicale:

 

  • Potenziare la medicina di prossimità
  • Creare servizi di telemedicina e teleassistenza sotto il monitoraggio obbligatorio (oggi, anche laddove il servizio è sperimentato, è facoltativo) del medico di medicina generale, al fine di evitare ospedalizzazioni improprie
  • Creare ospedali e case della salute di comunità; infermieri di comunità; medici di comunità (sempre disponibili, anche in forma associata)
  • Potenziare le strutture ambulatoriali pubbliche a carattere specialistico
  • Introdurre il SUF (sportello unico per la famiglia), per semplificare la presa in carico sanitaria e sociale creando un welfare d’accesso integrato [questa proposta è già stata formalizzata presso la struttura di missione del Governo “Benessere Italia”, dalla presidentessa Filomena Maggino)
  • Introdurre i budget di salute, superando le RSA (per gli anziani) per rendere concreta l’integrazione tra sanità e assistenza sociale e tra momenti istituzionalizzati di cura e coinvolgimento della famiglia e della società civile
  • Creare progetti personalizzati di presa in carico dei soggetti più fragili (a partire dagli anziani) capaci di incidere sulle determinanti sociali della salute per dare risposta ai bisogni di cura, di alloggio, di socialità e dove possibile di formazione e lavoro (avendo come orizzonte il budget dei costi previsti dagli attuali LEA); sostanzialmente rappresenta una possibilità gestionale innovativa per favorire la domiciliarità e la capacità di riconfigurare il sistema di offerta di servizi sociosanitaria
  • Soddisfare il fabbisogno di assistenza domiciliare (in particolare al Sud)
  • Introduzione di un servizio integrato di presa in carico dei soggetti disabili o non autosufficienti

tratto da www.acli.it

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