In vista del prossimo ciclo amministrativo

Tra circa nove mesi – il tempo di una gestazione – Genova sarà chiamata alle urne per l’elezione del Sindaco e del nuovo consiglio comunale. In questi tempi di pandemia onnipresente è difficile immaginare come si potrà svolgere la campagna elettorale e su quali punti di programma intenderanno concentrarsi i candidati e le forze politiche in lizza; tuttavia, proviamo, da semplici cittadini, a offrire qualche modesto spunto di ri­fles­sione.

Anzitutto una premessa di metodo: il Comune non è la Regione e men che meno lo Stato. Inutile quindi pretendere che esso affronti e risolva problemi che stanno ben oltre il suo campo di attività e che esulano dalle sue funzioni. Il Comune non è nemmeno l’azionista di maggioranza di Confindustria. Si sente dire da più parti, anche con giusta ragione: «A Genova non c’è lavoro, i giovani scappano via». Ecco, in un sistema a regime capitalistico come il nostro, non è il Comune (e neppure qualsiasi altro ente pubblico) a creare, su vasta scala, opportunità o posti di lavoro; è il mercato, orientato dagli interessi economici delle imprese private. È un bene? È un male? A ciascuno la sua opinione.

Ciò nondimeno, il Comune, quale prima istituzione democratica territoriale può e deve raccogliere e promuovere le esigenze e le opportunità che la propria popolazione è capace di esprimere. È quindi compito dell’Amministrazione comunale, del Sindaco in primo luogo, attivare quelle forme di partecipazione e di proposta che, attraverso una visione strategica e obiettivi condivisi, rendono la comunità cittadina più forte nei rapporti con i diversi ambiti istituzionali, decisionali e imprenditoriali, di livello regionale, nazionale e internazionale.


Una città (policentrica) da promuovere tutta

Il Comune, inoltre, può e deve occuparsi della promozione della città e questo suo compito produce, senza dubbio, ricadute importanti sul piano economico e occupazionale, seppure, forse, più di corto che di ampio respiro. Su questo versante gli amministratori dovranno fare sempre più e sempre meglio, data l’ormai avvenuta trasformazione di Genova in città di servizi, di turismo, di cultura. Senza dimenticare, però, che il Comune non deve farsi carico solo dei “salotti buoni” del centro cittadino o delle località più ri­nomate, ma anche delle varie periferie presenti nel tessuto urbano, la cui vivibilità in questi anni non è certo migliorata e che, di conseguenza, non appaiono ancora innestate in quel processo di cambiamento e metamorfosi che ha già interessato la “city” e le sue immediate afferenze.

Dal momento che il Sindaco di Genova governa anche la Città Metropolitana, oltre all’attenzione alle peri­ferie dovrà essere superata una gestione burocratica e “da tran-tran” di tale ambito. Un programma defi­nito e una visione strategica dovrebbero tenere insieme la città con le sue aree interne in modo da valoriz­zare le risorse ambientali che ci sono, sia per quanto riguarda il turismo che, a maggior ragione, per dare nuove prospettive alla qualità della vita dei genovesi. Investire sul territorio metropolitano e riviverlo po­trebbe essere, tra l’altro, la migliore “grande opera” per la salvaguardia dell’ambiente e del territorio.


Temi sempre caldi

Temi sempre caldi sono i trasporti pubblici, il ciclo dei rifiuti, il dissesto idrogeologico, la sicurezza.

La rete urbana ed extraurbana AMT in questi lustri ha subito numerose operazioni di rielaborazione e ri­strutturazione. Nel complesso, se non si procederà a ulteriori sforbiciate, è lecito dire che l’organizzazione del TPL a Genova è in linea di massima (a questi chiari di luna…) soddisfacente. L’eterogeneità morfologica e la diversa densità abitativa della Città Metropolitana hanno spesso dettato scelte obbligate non sempre popolari, ma, allo stato attuale, non sembrano rilevarsi particolari criticità, inefficienze o lacune. L’imperativo categorico dei nostri tempi è il bus elettrico. La conversione “verde” del parco mezzi AMT è ormai cominciata e dovrà proseguire di buona lena.

Sul ciclo dei rifiuti e le connesse problematiche di ritiro, riciclo e smaltimento le cose da fare appaiono an­cora molte. A questo proposito, a fianco di AMIU, è indispensabile la cooperazione attiva del cittadino e sarà compito non solo del Comune, ma anche delle imprese e delle agenzie educative (scuola, terzo set­tore), favorire una sempre più vigile attenzione agli stili di vita e ai consumi, insieme a una crescente sensi­bilità ambientale ed ecologica, nell’ottica di un’economia circolare capace di ridurre al minimo lo spreco e l’inquinamento e i loro effetti in termini di salute pubblica e di stoccaggio dei rifiuti.

Il territorio genovese è fragile, ne abbiamo avuto la prova provata nel corso dell’ultimo decennio. Dopo le devastanti alluvioni del 2010 (nel Ponente), del 2011 e del 2014, sono state messe in atto una serie di op­portune contromisure; le opere di prevenzione non sono finite e va acquisita da parte di tutti la consape­volezza che ogni sottovalutazione o leggerezza in tal senso potrebbe essere fatale, specie in un’epoca di meteo “impazzito”, con eventi climatici di intensità e frequenza decisamente maggiori rispetto al passato.

Al cittadino preme poi vivere in una città sicura. I dati in materia possono essere letti in modo contrastante: bisogna riconoscere, però, che la campagna “securitaria” varata all’inizio di questo ciclo amministrativo non sembra aver dato risultati particolarmente positivi. Questo tipo di problematiche assumono contorni fra­stagliati all’interno della carta geografica della città. Alcune situazioni di illegalità diffusa sono sicuramente innescate dallo stato di degrado e di abbandono di alcuni quartieri. Un’economia sofferente, una vita so­ciale depauperata e culturalmente regredita, sono, purtroppo, potenti vettori di microcriminalità. Anche in casi come questi conterà parecchio l’azione concertata delle istituzioni.


Il sociale

Un’efficace organizzazione del Welfare prevede un approccio sinergico alle questioni in campo: non solo il Comune, dunque, ma anche gli altri gangli della P.A. e la variegata galassia del privato-sociale sono chiamati a rendersi protagonisti in questo campo e a fare gioco di squadra. La povertà non è più la condizione critica di esigue minoranze ai margini della società civile. È una realtà in crescita e oltremodo preoccupante, con la quale occorre fare seriamente i conti, perché – al di là di tante belle parole – non si può pensare di costruire una comunità coesa e in cammino verso il futuro se una sua significativa porzione arranca o boccheggia.

A questo impoverimento economico consegue – il nesso causale inevitabilmente c’è – il declino demogra­fico, l’aumento dei Neet (ragazzi che non studiano né lavorano) e l’esodo dei giovani ad alta scolarizza­zione. Non vogliamo credere che si tratti di fenomeni irreversibili. Un buon amministratore non potrà certo risolvere tali problemi con un tocco di bacchetta magica; ma ha il dovere di prenderne coscienza e di ado­perarsi per ri­durne al massimo l’impatto sociale, con gli strumenti di cui dispone o che è in grado di creare e adot­tare.

Chi avrà l’onere e l’onore di guidare il Comune e la Città Metropolitana nel prossimo futuro troverà dunque sulla scrivania un’agenda ben imbottita di cose da fare. Oltre alle capacità operative e gestionali, servirà al­tresì tanto acume politico, perché non si dà buon governante che non sia pure uomo di ascolto e di dia­logo, capace di leggere i segni dei tempi e di tastare il polso della comunità che è chiamato ad ammini­strare. Ciò sarà magari possibile se la classe politica genovese saprà rinnovarsi con l’immissione di forze nuove, fre­sche e – perché no? – innamorate più della città che di quegli scampoli di potere che alcuni ruoli pubblici con­sentono di esercitare. Più che un rinnovamento generazionale, infatti, serve soprattutto un cambia­mento di mentalità. Ce lo auguriamo.

ALESSANDRO MANGINI

con GIANLINO GAZZARI

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