Festa patronale S. Giovanni Battista 2023

Mons. Tasca: «Unire la storia da cui veniamo con quella che vogliamo realizzare»

Il pomeriggio caldo e soleggiato di sabato 24 giugno ha accompagnato il perfetto svolgimento della tradizionale festa di San Giovanni Battista, patrono dell’arcidiocesi di Genova. Dopo la celebrazione dei vespri in cattedrale, un folto corteo di fedeli ha invaso via San Lorenzo in direzione del Porto Antico. Lì l’arcivescovo mons. Marco Tasca, alzando verso il cielo l’urna con le ceneri e reliquie del Battista, ha benedetto il mare; gesto consacratorio e beneaugurale sonoramente salutato dalle sirene delle navi ormeggiate.

Il rientro in duomo è avvenuto sotto la scorta degli artistici crocifissi (“cristi”) delle confraternite genovesi, trasportati dagli abili e robusti cristezzanti. Dal presbiterio di una cattedrale rimessa a nuovo dopo importanti lavori di restauro e riabbellimento, l’arcivescovo ha tenuto l’immancabile “discorso alla città”. Ad ascoltarlo attentamente, oltre ai numerosi fedeli e alle rappresentanze di tante associazioni, le massime autorità civili del Comune e della Regione Liguria, con in testa il sindaco Marco Bucci e il presidente Giovanni Toti.

Mons. Tasca ha toccato diversi temi, tutti accomunati dal medesimo contenuto sociale: le molte disuguaglianze e fragilità, con i loro tanti volti: la disparità di accesso al lavoro, il precariato, la disoccupazione; criticità dovute in particolare a una crescita economica non inclusiva. «La Chiesa» ha sottolineato l’arcivescovo «registra l’acuirsi della forbice tra povertà e ricchezza. I salari sono spesso inadeguati al costo della vita. Abbiamo un numero sempre più alto di richieste di sostegno al reddito e di accesso ai servizi di distribuzione di generi di prima necessità».

Esistono anche, ha aggiunto Tasca, un’emergenza abitativa e un grave problema di denatalità. Eppure Genova ha la forza morale e le risorse concrete per divenire un modello di inclusione e solidarietà. «Il Signore» insegnava S. Francesco «è la dove sono i tuoi fratelli». Occorre assumere la giusta mentalità, per superare gli steccati geografici e ideologici e dare così pieno riconoscimento alla dignità della persona umana. «Dobbiamo varare politiche di unione tra la storia da cui veniamo e la storia che vogliamo realizzare», ha spiegavo il presule, ponendo l’accento su temi come l’accoglienza e il multiculturalismo. «Genova è al centro di una regione che con la sua forma sembra abbracciare chi arriva».

Non bisogna infine dimenticare le famiglie. Il tema va affrontato a monte: una persona non è un semplice dato economico, è un dono per sé e per gli altri. Sono necessari progetti formativi con la famiglia al centro. Genova ha una secolare tradizione di laboriosità, riconosciuta da tutti. I finanziamenti del PNNR potranno cambiare il volto della città e gettare le basi per la realizzazione di grandi opere, la cui esecuzione dovrà osservare criteri di rispetto ambientale e di sicurezza. Mons. Tasca ha infine assicurato ai lavoratori di Ansaldo ed ex Ilva che la Chiesa genovese non si scorderà di loro e attiverà ogni strategia possibile per far sì che nel loro campo produttivo essi abbiano ancora una grande storia da raccontare.

La Chiesa genovese, nelle sue diverse articolazioni, c’è. La città, conscia della sua grande storia e delle sue potenzialità ancora inespresse, può contare su di essa allo scopo di camminare insieme, davvero sinodalmente, verso obiettivi e traguardi condivisi, alla luce di una comune vocazione indirizzata al bene comune e a uno sviluppo sostenibile.

ALESSANDRO MANGINI

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