Carniti e Berlinguer: due sinistre a confronto

“Carniti e Berlinguer: due sinistre a confronto”

Presentato su iniziativa delle Acli genovesi il libro di Salvatore Vento che ripercorre il confronto del’84-85 fra i due grandi leader per l’”accordo di San Valentino” e il referendum sulla scala mobile

La presentazione presso la Biblioteca Universitaria di Genova dell’interessante libro di Salvatore Vento “Carniti e Berlinguer: due sinistre a confronto” (collana Le impronte, edizioni Franco Angeli) – organizzata da Fim/CISL Genova/Liguria, Fondazione Achille Grandi, Acli Genova e Associazione culturale Vera Nocentini di Torino, in collaborazione con il Centro In Europa – è stata occasione di un interessante incontro pubblico di analisi, riflessione e confronto su una fase importante della storia sindacale, politica e sociale italiana: gli anni dell’”accordo di San Valentino” del 14 febbraio 1984, con il quale il Governo Craxi concordò con le Associazioni imprenditoriali, CISL, UIL e la componente socialista della CGIL il raffreddamento della scala mobile, e il successivo referendum abrogativo del 1985, fortemente voluto dal PCI guidato da Enrico Berlinguer e da una parte della CGIL, che vide il successo del “NO” e quindi il mantenimento dell’accordo.

Le scelte, gli schieramenti e le decisioni di quei mesi determinarono cambiamenti epocali nel sindacato e nella politica italiana: la fine dell’unità sindacale – grande conquista e fondamento dell’azione sindacale negli anni 60 e 70 –  e il definitivo tramonto della strategia del compromesso storico come alternativa alla situazione di blocco della politica italiana ereditata dal dopoguerra. Protagonisti emblematici di quel confronto furono Enrico Berlinguer, Segretario Generale del PCI, principale sostenitore insieme ad Aldo Moro dell’accordo di governo fra i grandi partiti popolari, e Pierre Carniti, segretario generale della CISL, che intese esprimere – come osserva nella prefazione Raffaele Morese – “con la proposta della concertazione una caratura politicamente esplicita e riformisticamente concreta all’insieme del movimento sindacale”. Due visioni che guardavano a modelli diversi di protagonismo della sinistra nella realtà italiana: da una parte la “primazia della politica come primato dei partiti” e dall’altra “l’interpretazione della concertazione come evoluzione di una stagione di conquiste contrattuali ma anche di acquisizioni di politica economica e sociale di valore generale”.

Gli anni successivi dimostrarono che la scelta di Enrico Berlinguer e il conseguente isolamento del PCI fecero – come ancora acutamente osserva Raffele Morese – “due vittime eccellenti: il riformismo politico e l’unità sindacale”. Fino ad oggi il “buon vicinato” fra le confederazioni non è bastato a ridare anima al processo unitario. “Il difensivismo ha avuto la meglio sulla ricerca di una nuova piattaforma di interpretazione dei cambiamenti. Così, nel nuovo secolo, si è andati addirittura indietro rispetto agli stessi anni 50”.

Come rileva Emmanuele Massagli nella postfazione al libro, dopo le difficili scelte della metà degli anni 80 “il coraggio civile di assumere decisioni scomode nella convinzione che il merito sia più importante della popolarità è ancora oggi un tratto distintivo della CISL, nonostante i tanti e inevitabili errori che possono esserci stati in 75 anni di storia”.

L’accurata ricostruzione e rilettura effettuata da Salvatore Vento invita a interrogarsi anche sul presente, su ciò che ancora oggi insegna – a 40 anni di distanza – il confronto Carniti-Berlinguer, sul ruolo che può avere, in un contesto globalizzato e caratterizzato da grandi contraddizioni e preoccupanti arretramenti, un sindacato autonomo e riformatore.

Nel corso della presentazione sono stati sviluppati molti temi e spunti di riflessione proposti dal libro. Dopo l’introduzione di Gianni Alioti e Enzo Pappalettera, presidente dell’Associazione Vera Nocentino, il primo intervento è stato quello di Antonio Russo, Presidente della Fondazione Achille Grandi e membro della presidenza Nazionale delle Acli. Ricordando il contesto difficile degli anni 70 e primi anni 80 – con l’inflazione, il terrorismo, l’uccisione di Moro e la lacerazione profonda del movimento sindacale conseguita alle vicende dell’84-85 –  Russo ha sottolineato come lo scontro Carniti-Berlinguer abbia segnato un momento cruciale per il Paese, e in qualche modo indirizzato l’evoluzione socio-politica del Paese negli anni successivi.  

Di fronte alle difficoltà la Federazione Unitaria uscì con la concertazione, cosa molto diversa dal consociativismo, dal perimetro stretto della contrattazione, smarcandosi dall’allineamento con i partiti e ponendosi come soggetto sociale che si doveva confrontare con i Governi, con le grandi questioni economiche e sociali.  I quesiti del tempo erano chi dovesse rappresentare la classe operaia e il mondo del lavoro, il ruolo del Parlamento come luogo di composizione degli interessi generali. Diverse furono le valutazioni dell’accordo: per la CISL la concertazione doveva essere il momento più alto e nobile della vita sindacale. “Fu il confronto – ha detto Antonio Russo -fra sinistra sociale che privilegiava contenuti e azione sindacale e sinistra politica egemone che privilegiava aspetti politici e di schieramento”. Al centro la questione di come si realizza una effettiva politica riformatrice nel contesto di un capitalismo avanzato e un diverso modo di concepire rappresentanza dei lavoratori e rappresentanza politica, tema vivo già dal 70 nelle Acli con l’esperimento di Livio Labor. Il dibattito fu intenso e le posizioni articolate: le Acli stesse colsero i pericoli del momento – in particolare la marginalizzazione delle masse lavoratrici dalla scena politica nazionale – e si schierarono per rivedere l’accordo, opponendosi però al referendum. “Il libro di Vento – ha sottolineato Russo – sollecita una riflessione sul presente e il futuro delle opzioni progressiste e riformiste, sul ruolo delle forze e organizzazioni sociali oggi, quando la rappresentanza sociale viene messa in discussione e svuotata di senso con la disintermediazione e il populismo”. L’acceso confronto dell’84-85 fu comunque l’espressione di una stagione feconda di passione civile e politica che ha contribuito al progresso della nostra democrazia, e ci indica il bisogno un’altra stagione di protagonismo civile, politico e sindacale, nel momento in cui le conquiste e riforme di quegli anni sono messe in discussione con l’arretramento sul piano dei diritti sociali, civili e umani, in un Paese ormai diseguale. “Quando le difficoltà crescono – ha concluso il Presidente della Fondazione Achille Grandi – la prima risposta è la coesione delle forze sociali e sindacali: ripartire da dove ci si è fermati 40 anni fa, quando si interruppe l’unità del movimento del lavoro e della solidarietà, prima che si rompa definitivamente il patto sociale che consentì all’Italia di risorgere dopo la guerra”.

Dopo l’ampio intervento di Antonio Russo le testimonianze di Roberto Speciale e Mario Margini, protagonisti della vita politica genovese, ligure e nazionale dagli anni 70 ad oggi, hanno messo a fuoco diversi punti di vista del “confronto fra le sinistre” dei primi anni 80. Speciale ha ricordato e contestualizzato in quel momento storico la visione di Enrico Berlinguer del compromesso storico come opzione fondamentale per l’affermazione delle forze progressiste nella democrazia italiana, e la scelta di opporsi all’accordo di San Valentino come reazione al tramonto di quella prospettiva dopo l’uccisione di Aldo Moro. Mario Margini si è soffermato sul rapporto fra filone sindacale e filone politico nella stagione dei Consigli di Fabbrica e del “sindacato dei Consigli”, sottolineando l’attualità delle domande poste dal libro di Salvatore Vento.

 

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