2 Giugno, Festa della Repubblica Italiana

Festa della Repubblica 2020, tra orgoglio e resilienza

Irrituale! Questo 2 giugno è diverso da tutti quelli che l’hanno preceduto, ma non per questo meno carico di significato. Il 74° anniversario della proclamazione della Repubblica Italiana è quest’anno più che mai una festa simbolica.

Una celebrazione che, in qualche modo, è già iniziata, nei mesi scorsi, in cui i tristi e drammatici eventi legati alla pandemia sono venuti a stimolare e a rinnovare in tutti noi cittadini italiani quel senso di appartenenza che avevamo un po’ smarrito.

Simbolici sono stati ad esempio gli omaggi durante il lockdown. Quando nel silenzio delle strade deserte, è risuonato fragoroso l’inno d’Italia che ha affratellato quanti, grandi e piccini, attraverso balconi e finestre , a distanza, cercavano conforto nella condivisione di sentimenti comuni.

Simboliche, allora, anche le bandiere che in tanti hanno messo a sventolare, come si fa per tifare la nazionale.

Simbolici anche gli applausi per chi ci ha resi orgogliosi del nostro Paese: medici, infermieri, volontari e famiglie.

Simboliche sono oggi le Frecce Tricolore che hanno sorvolato in questi giorni i cieli del nostro Paese, abbracciando con le loro scie verde-bianco-rosso tutta la Nazione, “in segno di unità, solidarietà e di ripresa”, come si legge sul sito del ministero della Difesa. Purtroppo quest’anno sorvoleranno la Capitale, senza la consueta parata dei Fori Imperiali, momento clou di una giornata tanto attesa dalla folla festante che si radunava tra il Colosseo e piazza Venezia e che da qualche anno vedeva sfilare anche i nostri giovani volontari del Servizio Civile.

Una privazione un po’ amara, a cui però vogliamo riconoscere una coloritura di speranza. Quella di essere ormai vicini all’uscita dal tunnel della pandemia, con l’ausilio di guanti, mascherina e distanziamento fisico, perché la guardia non dobbiamo assolutamente abbassarla, ma vogliamo credere di essere vicini alla fine del periodo terribile della terapia intensiva e dei tanti morti, pronti, si auspica, a varcare la soglia della nuova normalità migliori di come siamo entrati in questa grave emergenza.

Il 2 giugno è la celebrazione di scelte storiche che hanno cambiato corso all’Italia, ma è anche occasione per ribadire alcuni punti saldi, a partire dal valore della democrazia, uno dei più identitari per le ACLI, inscritto nelle nostre storiche fedeltà.

Infatti, le ACLI, sin dalla loro nascita, si sono caratterizzate per la loro fedeltà alla democrazia, dando il loro contribuito al suo nascere e al suo affermarsi nel nostro Paese. Abbiamo partecipato con entusiasmo alla nascita della democrazia repubblicana, favorendo la partecipazione dei lavoratori al Referendum del 2 giugno 1946, con cui i cittadini vennero chiamati a scegliere tra Repubblica o Monarchia e a eleggere i rappresentanti dell’Assemblea Costituente, l’organo legislativo preposto alla stesura della Costituzione Italiana.

Nell’Assemblea Costituente furono eletti ben 32 aclisti e Achille Grandi, il fondatore delle ACLI e primo presidente, assunse la vicepresidenza dell’Assemblea: una dimostrazione molto chiara dell’importante presenza delle ACLI nel momento fondativo della democrazia italiana, che ancora oggi, a ricordarlo, ci rende orgogliosi.

Il contributo che le ACLI hanno portato nella Costituente, lo ritroviamo nei primi dodici articoli della Costituzione, i cosiddetti “principi fondamentali”, che sono valori fondanti della convivenza civile e dei diritti di cittadinanza: dalla democrazia alla solidarietà, dall’eguaglianza al lavoro- tema cardine per le Acli -, dalle autonomie locali al decentramento amministrativo, dal rapporto fra Stato e Chiesa alle minoranze linguistiche e religiose, dalla cultura e la ricerca alla tutela del paesaggio, dal diritto d’asilo al ripudio della guerra.

Questi principi caratterizzano il nostro impegno sociale, ecco perché per le ACLI essere fedeli alla democrazia, significa anche esserlo alla Costituzione, che ne è caposaldo.

Lungi dunque dall’essere retaggio del passato, la Costituzione è il fondamento della nostra società, il deposito di valori che sono le radici senza le quali non si può innalzare il futuro, perché ancora oggi garantisce diritti e doveri ed indica la responsabilità di tutti nella costruzione della casa comune, che è il nostro Paese.

Una Carta Costituzionale, peraltro, che ancora oggi è una delle più mirabili espressioni di una politica intesa come sintesi alta di pensieri anche contrapposti e non di mediazione al ribasso, ma che comincia a risentire, suo malgrado, degli anni e necessita di un tagliando.

Si apre, quindi, la possibilità di promuovere un nuovo e forte spirito costituente e ridisegnare il Paese del futuro, fortemente proiettato in Europa, ma con le radici salde nel territorio.

Proprio durante l’emergenza sanitaria, ad esempio, abbiamo assistito alle contraddizioni – che hanno generato anche tensioni istituzionali – su temi delicati come quello delle competenze Stato/Regioni in tema di salute, richiamato dall’articolo 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Inoltre, una riflessione che emerge proprio in questo tempo, ci propone anche un’altra considerazione, relativa all’articolo 2 della nostra Costituzione: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

Negli ultimi mesi il Terzo Settore, con un grandissimo sforzo umano ed economico, ha contributo alla traduzione concreta di questo principio, cercando di non far mancare la solidarietà ai più colpiti dalle crisi generate dal covid19, quella economica, occupazione e sociale, intervenendo tempestivamente in aiuto di chi già era in un disagio cronico e di quanti, con basse tutele e bassi salari, si sono improvvisamente ritrovati a ricorrere ai servizi di assistenza.

Per le ACLI si è trattato di un supplemento di responsabilità rispetto a un impegno ordinario che ogni giorno ci vede in prima linea con i progetti sociali, i Servizi, il Patronato, le diverse realtà del Sistema e molte iniziative concrete sempre in chiave promozionale e non meramente assistenziale (es. iniziative a sostegno di famiglie e anziani, sul recupero delle eccedenze alimentari, di integrazione culturale, esigibilità dei diritti, ecc.).

Ogni giorno sperimentiamo come sia importante stare accanto alle persone, ascoltare i loro bisogni, sostenerle anche concretamente, farle sentire tutelate e rispettate nella loro dignità, fino a dare loro anche la possibilità di vivere una esperienza associativa.

Oggi più che mai è necessario recuperare e potenziare il senso della corresponsabilità e dell’interdipendenza, ripensando il nostro Paese, la cui spina dorsale è fatta non solo di piccoli e grandi comuni, di città metropolitane e di regioni, ma anche di società civile organizzata e di cittadini che vogliono impegnarsi. Un corpo indivisibile fatto di membra diverse, che hanno bisogno l’una dell’altra, anche quando non sembra evidente,per garantire salute ed efficienza al corpo intero e a ciascuna parte, come ci richiama l’articolo 5 della Costituzione

Perché non ci sono Istituzioni senza cittadini, non c’è Stato senza corpi intermedi, non c’è programma di Governo senza soggetti sociali; e l’interazione tra queste parti deve avvenire attraverso una sussidiarietà pienamente agita, che deve rappresentare il vero valore aggiunto della Politica.

Un Paese, il nostro, dunque, in cui ogni frammento deve saper riflettere l’insieme e l’insieme deve poter contenere tutti i frammenti. Espressione di un progetto di società nel quale la comunità è elemento fondamentale per dare valore alla persona.

L’emergenza Covid-19, allora, è inevitabilmente uno spartiacque. Sta a noi quindi contribuire a trasformare questo periodo di crisi in un’opportunità, consapevoli che la politica deve fare la sua parte da protagonista. E ce la faremo, se remiamo tutti dalla stessa parte, come ci ha invitato a fare Papa Francesco, perché abbiamo dimostrato di essere un popolo resiliente, che messo alla prova reagisce, che si piega ma non si spezza, cade ma si rialza. Un popolo per il quale la resilienza è un collante e le ACLI continueranno a impegnarsi per far emergere questa resilienza e raccontare la bellezza di cui il nostro Paese è capace.

Approfondimento di Lidia Borzì, ACLI Roma

Roberto Rossini, Presidente nazionale ACLI
Claudia Fiaschi, Portavoce nazionale Forum Terzo Settore
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