La società rumina e metabolizza gli input esterni

Nel Rapporto 2015 veniva in premessa messa in luce la staticità di un sistema segnato da dinamiche da “zero-virgola” e definito come “limbo”; nella parte finale, si attribuiva la buona tenuta del Sistema alla forza silenziosa del “resto”, cioè dei fenomeni che restano abitualmente fuori dalle correnti narrazioni politiche e mediatiche.

 

Nella realtà del 2016, abbiamo continuato a ruminare e metabolizzare tutti gli eventi e processi che ci interpellano dall’esterno. In questo periodo stiamo ruminando in particolare:

- il flusso crescente di migranti e la loro faticosa integrazione, nella contraddittorietà delle reazioni delle diverse aree del Paese;
- il lungo processo di digitalizzazione, negli aspetti culturali (l’alfabetizzazione digitale come l’esplosione delle varie forme di comunicazione) e ancora di più in quelli sociali (la messa in crisi dell’intermediazione burocratica e il declino del ceto impiegatizio che proprio su tale intermediazione aveva costruito potere e identità);
- la faticosa affermazione (legislativa e giurisprudenziale) dei diritti individuali, in modo da far crescere le scelte e le prassi della diversità;
- il delicato silenzioso recupero della dialettica tra politica e forze sociali, con un lento riassorbimento della esperienza di decisa disintermediazione degli ultimi anni.

Questa quadruplice capacità di ruminare può certo alimentare il sospetto di un continuismo quasi conservatore e dare spazio a coloro che vorrebbero sostituire i processi silenziosi con più incisive ed esplicite azioni politiche.
Ma se queste, come molto spesso è avvenuto, non sono accompagnate da un serio confronto socio-politico (e restano quindi pure ambizioni al nuovo), alla fine il presente ruminare resta forse una opzione dignitosa.
Un corpo sociale abituato a ruminare non sopporta strappi drastici e cerca quindi di cicatrizzare nel medio periodo le ferite più profonde, quelle che cambiano il collettivo modo di pensare e vivere.
Ne abbiamo avute tre negli ultimi tempi:
- anzitutto, il cambiamento di vertice nella maggiore potenza occidentale e, prima ancora, l’uscita della Gran Bretagna dalle istituzioni europee con la Brexit. A prima vista e a molti quest’ultima sembra una ferita non grave, ma è destinata invece a una lunga e difficile cicatrizzazione: per le tante micro-fratture che si porta dietro, perché vi si intravede il sintomo di più gravi squilibri di politica internazionale, ma soprattutto perché si tratta di una crisi radicale sulla strada di una compatta identità europea e occidentale.
Diventa più difficile per noi italiani pensarci come europei ed è un vero e proprio buco identitario: perdiamo infatti un riferimento essenziale (e non solo linguistico) per sviluppare una cultura poliglotta; e rischiamo così di restare nel recinto localistico più stretto, con interessi, culture e linguaggi magari via via di bassa qualità;
- meno sottile, anzi fortemente visibile, è la dura ferita che gli eventi sismici degli ultimi mesi hanno provocato nella vita di intere regioni. Al di là della dolorosa odissea delle popolazioni, si intravede una pericolosa crisi del nostro assetto geografico: attraverso il prevedibile spopolamento delle zone appenniniche; la contrazione del rilievo tradizionale dell’economia delle “aree interne”; la perdita di attrattività dei borghi e dei centri minori; la possibile tendenza a una divisione di prospettive tra zone costiere e zone interne;
- mentre nel profondo della società italiana cresce con forza un’altra ferita: la pericolosa faglia che si va instaurando tra mondo del potere politico e corpo sociale. È una ferita che ci rende quasi una “società dissociativa”, dove i due mondi sopra indicati vanno ognuno per proprio conto, con reciproci processi di rancorosa delegittimazione.
Converrà, quindi, seriamente comprendere che quel distacco non è il frutto di dissonanze etiche, ma piuttosto del fatto che le istituzioni (per crisi della propria consistenza, anche valoriale) non riescono più a fare cerniera tra dinamica politica e dinamica sociale, e di conseguenza vanno verso un progressivo e quasi orgoglioso rinserramento. Delle tre componenti su cui si giuoca la vita di una società moderna (potere politico, istituzioni, corpo sociale) è la seconda, cioè il mondo delle istituzioni, che oggi è più profondamente in crisi.

 

Approfondimenti:

- Considerazioni generali

- La società italiana

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