Approfondire cosa può cambiare

La riforma propone di cambiare parecchie cose negli organi istituzionali, soprattutto statali. Se la Prima parte della Carta ci appare ancora oggi intoccabile, non c'è dubbio che la Seconda abbia invece bisogno di una robusta manutenzione, soprattutto sul potere legislativo. Anzitutto verso il Parlamento, la cui iniziativa necessita di maggiore efficienza. Il bicameralismo perfetto in questi anni ha di fatto impedito al Parlamento di esercitare pienamente la funzione legislativa prevista dalla Costituzione stessa per consegnarla alla decretazione del Governo. Non ha aiutato la riforma del Titolo V del 2001, con una certosina attribuzione delle competenze esclusive e concorrenti nel rapporto tra Stato e Regioni. La creazione della norma giuridica è diventata assai complicata, in uno schema dove il lavoro del Parlamento è bloccato. Eliminare il bicameralismo perfetto e riscrivere le competenze tra Stato e Regioni ci pare un bene. Così come ci pare un bene ridurre enti che appaiono poco efficienti, ridurre la spesa, dare più serietà all'iniziativa popolare referendaria. Gli esiti finali di questa robusta serie di cambiamenti –per come ACLI si è analizzata in Direzione nazionale –sono difficili da immaginare sul lungo periodo. Ma sul breve ci rendiamo contro che lasciare tutto uguale metterebbe in difficoltà il lavoro dell’Esecutivo che –a partire anche dal lavoro del Governo di Enrico Letta –si sta impegnando per interrompere la condizione di inerzia di questo nostro Paese. Il Governo Renzi –che nasce anche per promuovere le riforme –potrà anche “non piacere”, ma abbiamo anche bisogno di stabilità, responsabilità e innovazione. Sul medio periodo un esito negativo quasi certamente inciderà sulla spinta riformatrice, rimandando a data da destinarsi una stagione che –dagli anni Novanta in poi –ha chiesto alla politica di cambiare i propri schemi. In particolare dal termine del governo Berlusconi in poi si è politicamente affermata l'esigenza di concludere il cammino delle riforme. Noi aclisti siamo sempre stati su questa strada, fin dal referendum Segni degli anni Novanta. Ci preoccupano però i toni del dibattito, che si è ideologizzato e non riesce a cogliere il merito delle riforme: in realtà si tratta di un normale confronto politico sul modo con cui disegnare le istituzioni. Avremmo auspicato un approccio riformista più condiviso, ma non ci dispiace neppure la vivacità del pluralismo. Anche all'interno delle Acli, soprattutto nelle province e nelle regioni, il dibattito è (stato) serrato: siamo plurali e siamo orgogliosi di esserlo. Soprattutto siamo orgogliosi di avere riscoperto la nostra originaria funzione formativa come movimento di pedagogia sociale costituzionale. È su questi binari che si è progettato e tenuto il Seminario Formativo di ACLI Genova sul contenuto del Referendum sulla Riforma Costituzionale; per favorire un ulteriore approfondimento del Quesito Referendario si fornisce la documentazione allegata.

 

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