L'azzardo non è un gioco

INVERTIRE LA ROTTA E' POSSIBILE

 

E' una bella mattinata, non troppo calda, la luce del sole di fine primavera è piacevole e mette di buonumore. Scendendo lungo Via Manuzio, a San Fruttuoso, mi imbatto nella sala da gioco “Slot Center”. Colto dalla curiosità, decido di entrare e dare un'occhiata. La sala è situata su due piani: salgo le scale e mi reco direttamente all'area fumatori, la più frequentata; soltanto dopo aver ricevuto il “benestare” del responsabile. L'oscurità prende il sopravvento sulla scena: la stanza è cupa e tetra, la musica di sottofondo è diretta dal suono costante e ripetitivo delle “Macchine mangiasoldi”. La prima impressione che avverto è quella di trovarmi all'interno di un videogame. In giro sguardi persi, totalmente dediti all'attrazione principe della sala. E' difficile resistere più di un quarto d'ora all'interno del videogame, così decido di premere il tasto “off” e rientrare nella vita. 

La luce improvvisamente si riappropria della scena, il contrasto è netto e dirompente: si tratta di una luce “diversa” rispetto a prima, più intensa, forse troppo, quasi accecante; il videogame evidentemente ha lasciato la sua impronta su di me, come se volesse convincermi che il posto più piacevole dove stare sia quello al suo interno.

 

Venerdì 3 Luglio ho avuto il piacere di incontrare Alberto Mortara, che lavora per la Fondazione Auxilium, ente ecclesiale patrocinato dalla Caritas Diocesana, con incarichi di gestione.

Auxilium opera nel sociale, per favorire la promozione integrale della persona umana; in particolar modo delle persone senza dimora, straniere, rifugiate e richiedenti asilo, persone con HIV/ Aids, vittime della prostituzione e famiglie in difficoltà.


Prima che mi aiuti a chiarire cosa sia, vorrei ci dicesse se la vostra Fondazione si occupa anche di gioco d'azzardo o ludopatia.

No, non direttamente.

Quanto a chiarire, vada a vedere il Dsm-IV, uno strumento diagnostico-terapeutico che viene utilizzato a livello internazionale per stabilire le patologie, e trovera' che la ludopatia e' considerata una dipendenza, e come tale una malattia.

Una persona sviluppa una dipendenza quando non è più in grado di vivere il rapporto con una determinata sostanza, o in questo caso il gioco, in maniera equilibrata. Prendiamo l'esempio dell'alcol: uno può bere tranquillamente due bicchieri di vino al giorno e non avere problemi di alcolismo, se invece comincia a berne quattro, cinque, dieci, una bottiglia o anche di più diventa un alcolista.

 

Analogamente esiste una categoria di giocatori che non sviluppa il vizio?

Questo è ciò che asserisce lo Stato. Ci sono giocatori normali e giocatori patologici. “Vanno benissimo le slot machine”, per fare un esempio di gioco d'azzardo, “perchè c'è tanta gente che si fa la sua giocata come si fa la schedina”.

E' una passione come tante, un modo per trascorrere una mezz'ora in maniera piacevole. Poi ci sono invece i giocatori patologici che non riescono a vivere questa cosa in una maniera sufficientemente controllata e finiscono per rovinarsi la vita. Tanto è vero che lo Stato sostiene che una parte dei fondi che ricava dal gioco devono essere utilizzati per curare i giocatori patologici. Questa è la posizione ufficiale. Quello che pensiamo noi è un po' diverso.

Non dico che loro hanno torto e noi ragione, sono posizioni diverse. Noi pensiamo che il gioco d'azzardo sia sbagliato in quanto tale, anzi noi non lo definiamo neanche un gioco, lo chiamiamo azzardo e basta, il gioco è un'altra cosa.

Il gioco è il piacere di stare con altre persone, o fare comunque attività gratificanti e divertenti.

La dimensione sociale nel gioco d'azzardo non esiste.Non so se lei è mai entrato in una sala slot, ma se ci fa caso sono tutte “nere”, cioè dall'esterno non vedi cosa c'è dentro, così come dall'interno non vedi fuori, perchè volutamente mirano a isolare le persone.

Uno entra dentro e dopo un po' non è in grado di dirti se è giorno, se è notte, se è mattina, se è pomeriggio, cioè in buona sostanza il giocatore perde la dimensione spazio-temporale. C'è gente che entra nella sala giochi ed è convinta di trascorrerci mezz'ora e poi magari scopre che ce ne ha passate otto. Il fatto che volutamente si tolgano punti di riferimento incoraggia questa forma di isolamento totale.

Il giocatore d'azzardo gioca in maniera individualistica, spesso si apparta poi dalla propria famiglia, dagli affetti e quant'altro. L'altro aspetto negativo è che l'azzardo introduce quella sensazione “magica”... 

Cosa intende?

Mi spiego meglio. Ha presente il “gratta e vinci”? Ci sono dei “gratta e vinci”, con una vincita, ti garantiscono una rendita fissa per sempre. Succede quindi che quando una persona si trova in una situazione per cui non è in grado con risorse proprie di migliorare la qualità della propria vita, anzi, se al contrario vede che le cose stanno progressivamente peggiorando, magari perde il lavoro, non riesce a pagare le spese ecc. possa essere attratto da queste forme illusorie che non promettono “la vittoria che cambi l'esistenza”, “la vincita miliardaria” , ma piuttosto fanno intendere che si possa, con un semplice gesto, eliminare i problemi quotidiani, non aver più bisogno di lavorare.

Non è che si diventi la persona che gira con la Rolls Royce o che si compra la villa, mi spiego? Viene palesato un cambiamento molto più vicino a quello che è un tuo ideale possibile, a ciò che tu avresti voluto conquistare lavorando trent'anni o quarant'anni per poi andartene in pensione. Siccome si va perdendo un certo stile di vita, che immagino sia quella dei suoi genitori ma anche dei miei, cioè il farsi il “mazzo” e poi godere le conseguenze dei propri sacrifici, viene suggerito “sappi che se provi, ce la puoi fare”. 

Potremmo dire che si introduce una scorciatoia...

Si, una scorciatoia, ma che per molte persone diventa l'unica alternativa possibile, perchè coi mezzi ordinari non ce la fanno.

Per molti il gratta e vinci quotidiano non rappresenta più un modo per sbancare, ma diventa una chance per mantenere una normalità, invece di scendere in caduta libera verso la povertà. E questo è l'aspetto che preoccupa di più. “Attraverso il gioco io vi garantisco la serenità”, questa è la promessa. 

Questa è una situazione nuova o è sempre stato così?

No, è una situazione nuova, dettata dalla crisi. Prima c'erano due categorie di giocatori: il giocatore professionista, quello che aveva delle competenze, quindi riusciva a trovare i cosiddetti “polli”, e a fare soldi. Poi giocatori “illusi”, con sempre in mente il “modello dello sbanco” no? “Cambio l'esistenza, divento ricco” ecc. Però si trattava di un fenomeno residuale, limitato allo 0,1 –0,2% della popolazione.

Prima, se lei voleva giocare d'azzardo doveva andare a Sanremo, a Venezia, dove ci sono i casinò. Al di fuori il gioco d'azzardo era vietato. Credo che tutto sia iniziato con il terremoto dell'Aquila, nel periodo del governo Berlusconi. Il governo ha utilizzato i fondi ottenuti con la liberalizzazione del mercato per realizzare finanziamenti nelle zone terremotate.

Poi il fenomeno si è allargato in maniera veramente esorbitante, tanto che ormai i casinò sono ovunque. Cioè basta andare nel bar sotto casa e prendersi un caffè e trova due macchine slot.

Certamente la slot nel bar non è paragonabile al casinò di Sanremo, ma non è un caso che il casinò di Sanremo che è sempre stato stra-florido, stra-ricco, stia per chiudere per fallimento.

Siamo di fronte a una situazione di gioco estremamente diffuso, gioco che corrisponde a un bisogno, diciamo così, quasi di sopravvivenza primaria, cioè uno cerca attraverso il gioco di mantenere un'integrità, una normalità che vede sempre più scappare di mano. Mi spiego? 

Qual è la fascia d'età più colpita ad oggi?

Non c'è. Il gioco d'azzardo colpisce dai 18 anni in su. Voglio dire... Perchè si parla di gioco vietato ai minori? Perchè i minori sono fortemente a rischio. 

E' diffuso anche tra i minori?

Assolutamente si. 

La legge cosa dice?

La legge dice che il gioco è vietato ai minori. Poi nella pratica se non c'è qualcuno che questa legge la fa “eseguire”, di fatto i minori giocano.Le faccio un esempio, se lei fuma e va a comprare delle sigarette dai distributori automatici, la prima cosa che le viene chiesto di inserire dentro è il tesserino sanitario dove si legge l'età; se l'età è inferiore ai 18 anni la sigaretta non le viene data. Punto, si chiude la questione. Le slot machine non funzionano alla stessa maniera, non deve inserire nessun documento per poter giocare.

O è il responsabile della sala giochi, che per una questione di coscienza, o perchè teme il controllo della guardia di finanza, dice “no, secondo me lei non ha 18 anni, mi faccia vedere un documento”, o quella persona entra e gioca. In definitiva tutti sono a rischio, non c'è una fascia d'età più colpita. C'è anche il pensionato che si gioca la pensione minima, che percepisce 500-600 euro al mese di pensione e se le gioca alle macchinette.

Esistono delle condizioni personali che favoriscono la dipendenza al gioco?

Certamente si. In tutte le dipendenze ci sono persone caratterialmente più predisposte. Ci sono persone che tendenzialmente rischiano di diventare più facilmente alcolisti o di sviluppare una dipendenza dall'eroina e così via. Il dibattito sulle cause è ancora apertissimo, chi parla solo di motivazioni ambientali, chi di motivazioni genetiche, però si sa che ci sono persone più inclini a sviluppare una dipendenza. Però non è un caso che più la sostanza, o ciò che genera la dipendenza, è libera, più alto è il numero di persone che ne sono dipendenti. Il numero di alcolisti è molto più alto rispetto a chi ha una dipendenza da droghe.

Uno va al supermercato si compra del vino e se lo beve, non credo che si possa fare lo stesso con la marijuana o con la cocaina, no? Per quello che riguarda il gioco d'azzardo è esattamente la stessa cosa. Cioè il numero di persone che sviluppa la dipendenza da gioco è molto più alto rispetto al periodo in cui il gioco non era libero, quando le persone dovevano recarsi a Sanremo per giocare. Inoltre sembra evidente che la predisposizione a sviluppare la dipendenza al gioco è estremamente diffusa, dal momento che sono coinvolte percentuali importanti della popolazione. Più forte è l'esposizione, più alta è la probabilità di sviluppare la dipendenza. 

Chiaro. E' possibile secondo lei interrompere il vizio del gioco da soli, oppure è indispensabile un aiuto esterno, e in questo caso esistono dei gruppi di sostegno per recuperare dalla dipendenza?

Partiamo dalla seconda domanda. Si, esistono dei gruppi chiamati “Giocatori Anonimi”, che fanno capo ad un'associazione che si basa sul principio dell' auto-mutuo-aiuto. Si tratta di gruppi di persone accomunate dal problema della dipendenza da gioco, che però hanno un livello di consapevolezza differente, rispetto alla dipendenza.

Quindi ci sono persone più competenti, ex-giocatori che praticano astinenza da più tempo, che aiutano i nuovi arrivati ad entrare nel gruppo.

Poi magari c'è un facilitatore che può essere identificato nella figura dello psicologo o dell'educatore, ma si tratta principalmente di un aiuto tra pari. L'esperienza vissuta degli ex giocatori è fondamentale, chi ci è passato sa cosa vuol dire e quindi può infondere energia e stimoli a chi è afflitto dalla dipendenza. E comunque l'elemento di fondo che accomuna tutte le dipendenze, tranne purtroppo quella da cibo perchè non si può smettere di mangiare, è che bisogna rinunciare a far uso di quella sostanza o in questo caso smettere di giocare. 
Non si può pensare che un giocatore da patologico possa diventare un giocatore normale. Come d'altronde l'alcolista deve rinunciare a bere alcol. 
L'energia deve venire principalmente dalla persona coinvolta, poi interviene l'aiuto esterno, ma dev'essere lui prima di tutto convinto di smettere. 

E' presente anche in Italia questa Associazione?

Assolutamente si, a Genova ci sono due gruppi. Ricoprono tutto il territorio nazionale. Funziona così: se una persona ha un problema di dipendenza, o lui direttamente o i suoi familiari o amici si possono rivolgere ai servizi per le tossico-dipendenze della Asl.

A volte i familiari possono accorgersi di questo problema per delle conseguenze drammatiche, mi è capitato di storie di persone che alla mattina sono uscite per prendersi la macchina e hanno scoperto che il coniuge l'aveva venduta a loro insaputa.

Questo succede perchè il gioco diventa l'unica cosa importante per il giocatore patologico. L'unica cosa che conta è continuare a poter giocare. Perchè è convinto che la giocata successiva sarà quella buona e lo riscatterà di tutto. Illudendosi di ciò, si dice “io non sto rubando i soldi nel portafoglio di mia moglie, li prendo in prestito. Tanto vedrai che vado a giocare, vinco e glieli restituisco”. Ma sono bugie che uno si racconta, perchè il giorno dopo sarà uguale e sarà uguale ancora.

E anche se uno riesce a vincere qualcosa, rispetto a quello che ha perso, sarà niente. Come dice il famoso proverbio “il banco vince sempre”.

Ritornando all'esempio di prima, si può arrivare a chiedere la separazione nonostante si sia ancora innamorati del coniuge, allo scopo di tutelarsi, perchè i propri beni siano tenuti separati da quelli di chi altrimenti se li giocherebbe tutti. Ci sono famiglie distrutte, persone che hanno gettato via milioni. Ovviamente, facendoseli prestare in vari modi. 

Perchè uno comincia a giocare, per svago, semplice curiosità o perchè è realmente convinto della possibilità di vincere?

I motivi sono due fondamentalmente. Uno, come dicevamo prima, è legato alla crisi. Più che motivi economici, parliamo di motivi legati alle prospettive. Prima uno cosa faceva? Si faceva il suo progetto di vita. Studiava, sapeva che lo studio dopo un certo livello sarebbe servito a fornirgli una professione, permettergli di avere delle competenze che avrebbe utilizzato sul lavoro, e attraverso il lavoro si sarebbe potuto comprare determinate cose, avrebbe potuto crearsi una famiglia e così via. La crisi economica,parlando di persone più fragili con livelli di istruzione più bassi, ha fatto si che queste speranze, questa capacità di costruirsi un progetto, sia venuta meno.
Il gioco va a sostituire il progetto, come le spiegavo prima. Poi ci sono anche persone che giocano per il piacere di giocare. In un bar, ti danno il resto del caffè, ti giri e vedi la slot, introduci il resto dentro e giochi. Ci sono persone che si limitano a giocarsi il resto del caffè, e dicono “Oh cavolo, li ho persi” e arrivederci.

Ci sono invece persone che dopo un po' di tempo il caffè non lo prendono neanche più: entrano nel bar e vanno direttamente verso le slot. E non sono pochi. Addirittura ci sono slot bar che si sono organizzati, che tengono la zona delle slot machine separata da quella dove la gente consuma, perchè non si disturbino a vicenda.

Quelle sono due utenze del bar diverse. Ai miei tempi, sotto Natale c'era il torneo di cirulla, dove uno vinceva ad esempio il mega-panettone. Con il resto del caffè si comperava due biglietti della cirulla e finiva lì. All'inizio il principio delle slot doveva essere lo stesso. Tu vai nel bar, ti prendi il caffè, ti danno il resto e te lo giochi. Tanto è vero che all'inizio le slot non davano premi in denaro, pagavano in consumazioni.

Poi c'è stata la liberalizzazione del mercato. Il gioco d'azzardo è diventato pubblico e i bar si sono organizzati come dei piccoli casinò, e ormai sono diffusi dei locali -che non sono più bar -con le slot machine. Sono sale da gioco, che magari gratis, giocando tanto, ti danno anche una consumazione.

S'è creato un paradosso, le cose si sono invertite. 

Capito, è il segno di come si siano “involute” le cose. Ne stavamo parlando prima, è il giocatore in prima persona che si rende conto del suo problema?

Spesso e volentieri non è la persona direttamente, ma è chi sta attorno a lei che se ne rende conto. Perchè il giocatore patologico, per il tipo di illusione che si viene a creare, resta convinto di vincere, è convinto che se anche ha perso rimedierà. Non solo, non si rende conto neanche di quanto ha perso! Magari è convinto che con la semplice vittoria di 1000 euro ripianerà tutto, quando invece ha debiti per 100.000 euro. Perde il senso della realtà.

(Franco Catani co-direttore Caritas): Oltre al perdere il senso della realtà, si introduce l'illusione del “mi rifaccio quando voglio”. C'è stata una bella intervista a Gianmario, presidente dell'associazione “Giocatori Anonimi” dove tra le altre cose diceva “Domani smetto, ma è sempre oggi”. C'è poi il sistema del raddoppio: alla roulotte giochi 100, perdi, giochi 200, perdi, giochi 400, perdi e vai avanti.

(Di nuovo Mortara): La logica è, se io gioco il doppio, quando vinco recupero anche quello che ho perso. 

Avete seguito dei singoli casi come associazione?

No, noi non ci occupiamo direttamente di terapia per il gioco. Conosciamo il gruppo “Giocatori Anonimi”, e poi collaboriamo con il SerT (servizi per le tossicodipendenze, ndr), dove ci sono medici e psicologi che hanno in terapia persone con una patologia da gioco. Noi, come Caritas e come Auxilium conosciamo moltissime famiglie dove c'è o c'è stato in passato un problema di gioco.

Noi contrastiamo il gioco d'azzardo con la contro-informazione o contro-cultura anche con le famiglie stesse, attraverso la rete dei Centri di Ascolto Vicariali. Ad esempio, la famiglia con reddito medio-basso che ti viene a chiedere il pagamento dell'affitto o il pagamento delle bollette, si scopre abbia un problema di gioco.

Ci si arriva con un'indagine molto attenta, non casuale. Io le posso dire che, ora come ora, tolta la perdita del lavoro, tolta la malattia, il gioco è la principale causa di impoverimento. 

Si, l'ironia è che lei all'inizio sosteneva che le persone per la stragrande maggioranza giocano per la possibilità di mantenersi, per la prospettiva di diventare benestanti, ma in realtà ottengono esattamente il contrario...

Esatto. Per persone che hanno redditi medio-bassi come priorità viene prima la giocata, poi viene il pagamento della bolletta.

“Tanto comunque la prossima giocata vinco e pago la bolletta”. Non vinci, e quindi ti tagliano la bolletta della luce e del gas. 

Come associazione avete in mente, o avete già predisposto, nella vostra struttura, alternative al gioco d'azzardo più sane, come servizi o giochi d'intrattenimento per la popolazione?

In realtà no, qui mi verrebbe da dire che toccherebbe maggiormente agli oratori, ai circoli del dopo-lavoro...Una campagna che si sta portando avanti è che nei circoli delle ACLI e delle ARCI non ci siano slot machine, perchè in alcuni circoli ci sono, purtroppo.

Le associazioni a livello nazionale hanno preso posizioni molto forti. Però, non mi risulta che si sia arrivati alla situazione che se tu metti una slot machine, perdi l'affiliazione all'associazione. Fortunatamente negli ultimi anni la sensibilità è cresciuta rispetto a questo, ma fino a poco tempo fa andavi al dopo-lavoro della parrocchia e trovavi una slot machine, perchè magari era lo stesso fornitore dei gelati e delle merendine a proportela.

E poi lei deve anche pensare che per un ristoratore rappresentano una gran fonte di guadagno. Mi parlavano di bar con bilanci sostenuti per il 60-70% dal ricavato dell'azzardo. E' vero, ci sono anche gestori che per una questione di coscienza hanno deciso individualmente di non mettere le slot.

Ma a Genova ad esempio, le associazioni di categoria hanno fatto ricorso al Tar contro il Regolamento cittadino, che prevede che non ci possano essere sale gioco a una distanza inferiore ai 500 metri da scuole, ospedali e case di cura, proprio per tutelare i soggetti più fragili, le persone malate, gli anziani e i minori.

E inoltre sono stati introdotti elementi di dissuasione: per esempio, l'obbligo di un parcheggio associato alle sale giochi, o qualunque tecnica atta a ostruire il posizionamento di queste ultime. In pratica, per poter disporre dell'autorizzazione, bisogna soddisfare determinati requisiti, magari con la condizione di spendere del denaro.

C'è stato perfino il rischio che una legge Nazionale abrogasse i Regolamenti in materia emessi dai Comuni, più sensibili in quanto vicini al cittadino.

Fortunatamente non è stata approvata, quindi ad oggi i Regolamenti locali resistono ancora. 

In conclusione, crede sia possibile un cambiamento culturale? Perchè noi all'inizio parlavamo di un'involuzione progressiva relativa a questo fenomeno, c'è la possibilità che si inverta la rotta?

Io sono ottimista. Sul problema del gioco d'azzardo c'è una mobilitazione popolare molto forte. All'inizio non si comprendeva appieno il rischio che comportava il gioco d'azzardo, con tutte le sue nefaste conseguenze.

Oggi, ad esempio, le raccolte-firme hanno dato ottimi risultati. La popolazione è sensibile a questo problema.

D'altro canto, gli interessi economici sono molto forti. Le grandi compagnie internazionali che gestiscono questo sistema di sale gioco sono molto potenti, e poi c'è lo Stato che necessita dei soldi che derivano dal gioco.

Quindi, questo problema si contrasterà solo nel momento in cui la popolazione sarà sufficientemente forte...

Perchè i deputati in Parlamento che portano avanti battaglie contro il gioco d'azzardo sono veramente pochi, al momento.

 

Cristiano Grasso

  • banner 1
    Patronato acli
  • CAF Acli
  • Acli
  • FAP
  • Lega Consumatori
  • Acli Colf
  • CTA
  • Acli Punto Famiglia
  • Acli Terra
  • US Acli
  • Unasp
  • aesseffe
  • Il sito viene aggiornato il 15 e il 30 di ogni mese