Storia delle ACLI


70° ACLI

Continua la pubblicazione della STORIA DELLE ACLI  dalle origini ai giorni nostri : questa è la volta del periodo che va dal 1981 al 1993.

 

Le Acli Nazionali dal 1981 al 1993 

Il sedicesimo Congresso nazionale delle Acli (Roma, 24/27 gennaio 1985) vede le Acli impegnata su tre indicazioni: pace - lavoro - democrazia. 

E' evidente come queste affermazioni pongano le Acli controcorrente rispetto alle sottili logiche partitocratiche ed agli egoismi sociali che in quegli anni sono in pieno sviluppo ed oggi sono più che mai imperanti. 

Le Acli ora si trovano ad affrontare cambiamenti di notevole rilevanza sia sul piano nazionale che sullo scenario mondiale:
 

  • Disfacimento dei regimi comunisti.

  • La crisi del sistema politico italiano (il primato dei partiti entra in crisi ed emergono nuovi soggetti politici e ciò rende necessarie nuove regole del gioco che conducano ad un'alternanza politica serenamente vissuta).

  • La crisi dello stato sociale, cioè di una delle più importanti conquiste delle lotte dei lavoratori.


C'è anche molta attenzione per l'associazionismo che viene valorizzato perché in grado di mediare tra il ruolo (dirigente) dello Stato ed i limiti (egoistici) del mercato.
 

Le Acli per Giovanni Bianchi devono essere un gruppo omogeneo per formazione, retto dalle regole della democrazia, formato dalla base della società civile ed al servizio di tutti i cittadini. Attivo, quindi, non per interessi di parte ma attento a salvaguardare tutti quei cittadini che si trovano stretti tra la morsa del dirigismo statale e dell'egoismo del mercato, tenendo conto che il primo è necessario per frenare l'anarchia del secondo e la sua insensibilità ai valori espressi dalla persona, ridotta al ruolo di consumatore di beni materiali. 

E' anche un Congresso di riflessione sulla storia delle Acli e sulla necessità di saper guardare alle nuove condizioni storiche rimanendo fedeli alle tre fedeltà: classe lavoratrice, Chiesa, democrazia, affermate da Dino Pennazzato il primo maggio di quarant'anni prima. 

Il presidente Giovanni Bianchi avverte la novità di una crisi che colpisce strati sociali che avevano superato le antiche fratture ma che ora ritornano a dare forti segnali di dissenso e di inquietudine. La crisi è politica: si cerca il confronto tra un riformismo di centro ed uno di destra e si rischia invece una involuzione in senso antidemocratico, derivante dalla radicalizzazione di posizioni populistiche e neo-autoritarie. Ciò coincide con la scomparsa dalla scena politica di alcuni partiti e dall'incapacità degli altri, legati alla storia della prima Repubblica, di avere in se stessi forze e capacità programmatica sufficienti per affrontare la situazione. 

Le Acli entrano in quella che potremmo definire la “quarta fase”, che è a noi contemporanea. La società è politicamente, socialmente ed organizzativamente, in rapida evoluzione e più che mai viene chiesto alle Acli di non perdere quella capacità di discernimento e di analisi che più volte l'hanno posta in grado di anticipare le evoluzioni sociali e quindi di essere pronta e preparata ad affrontarle.

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