La sentenza della Corte Costituzionale

Sul blocco della perequazione delle pensioni


E’ stata pubblicata il 30 Aprile   la sentenza n. 70/2015 della Corte Costituzionale che dichiara illegittima la norma che ha stabilito, per il biennio 2012-2013, il 
blocco della perequazione sui trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il minimo Inps.

L’articolo della legge dichiarato illegittimo dalla Corte riguarda i pensionati che nel 2012 avevano una pensione di oltre 1.443 Euro al mese.

La norma inserita nella legge di Stabilità del 2012 del Governo Monti,  prevedeva che sulla quota di pensione eccedente  i 1.443 Euro non si applicasse la perequazione per l’aumento del costo della vita.

Riguardo le dichiarazioni del Governo circa il decreto sulle mancate perequazione delle pensioni, il Segretario FAP Nazionale Serafino Zilio valuta positivamente l'individuazione della risoluzione meno bene gli importi che spetteranno ai pensionati.

Era inevitabile che fosse impossibile riadeguare tutte le pensioni dopo la sentenza della Corte sulla illegittimità del blocco della perequazione derivata dalla legge  Fornero nel 2011, peraltro la Consulta cassava l’irragionevolezza della norma che bloccava la rivalutazione per tutte le pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo contestandone la mancata progressività.

Si poteva fare molto meglio per le pensioni medie per le quali non si offre neanche il 50 % della quota che sarebbe spettata loro se la rivalutazione delle pensioni avesse fatto il suo corso senza il blocco.

Vediamo poi , continua Zilio , come sarà la nuova norma che riguarderà la misura strutturale della riforma del sistema di perequazione delle pensioni in vigore dal 2016 che ci auguriamo sia più generosa con le pensioni medio basse.

Anche questo aspetto, del continuo ricorso a misure straordinarie sulla perequazione delle pensioni, era sotto la contestazione della Corte Costituzionale.

Infine bene la norma annunciata che va a bloccare l’effetto perverso della rivalutazione negativa delle quote contributive accantonate dai lavoratori in attività a causa della crisi economica.

In pratica la massa dei contributi versati dal lavoratore invece che rivalutarsi , senza la nuova norma, si sarebbe svalutata.

Da ultimo, conclude Zilio, ma non certo meno importante, si ritiene utile segnalare al Governo e al Parlamento, che è venuto il momento di non accanirsi sempre e solo sui pensionati ma che ci sia al contrario una manifesta e concreta volontà di recuperare risorse economiche che risultano indispensabili soprattutto sul fronte della evasione e della corruzione.


Allegati:

- Sentenza Corte Costituzionale

 

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