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Autonomia

AUTONOMIA DIFFERENZIATA

La concessione di maggiore autonomia alle Regioni è prevista, a certe condizioni, dalla Costituzione. Il terzo comma dell’articolo 116, così come modificato dalla legge costituzionale 3 del 2001, stabilisce infatti che le regioni con i bilanci in ordine possano chiedere di vedersi attribuire maggiori competenze rispetto a quelle normalmente previste per le Regioni a statuto ordinario.

La formulazione originaria dell’art. 116 constava di un unico comma e limitava forme e condizioni di particolare autonomia alle sole regioni a statuto speciale.

In realtà, per circa 15 anni dalla modifica del dettato costituzionale nessuna intesa era stata mai raggiunta, fino al febbraio 20181, al termine della XVII legislatura, presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni.

Appena quattro mesi prima si erano svolte le consultazioni referendarie in Lombardia e Veneto, mentre la regione Emilia-Romagna aveva comunque attivato le procedure di richiesta previste dall’art. 116 senza indire un referendum in merito.

Il 28 febbraio 2018, il Governo Gentiloni sottoscrive con le tre regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) distinti accordi preliminari che hanno individuato i principi generali, la metodologia e un (primo) elenco di materie in vista della definizione dell’intesa (i cui ambiti sono individuati in: Politiche del lavoro, Istruzione, Salute, Tutela dell’Ambiente e dell’Ecosistema).

Con l’avvio della nuova legislatura, la XVIII, e l’insediamento del nuovo Governo, tutte e tre le regioni che avevano sottoscritto gli accordi preliminari hanno avanzato al Governo la richiesta di avviare i negoziati volti alla sottoscrizione delle rispettive intese e ampliare il novero delle materie da trasferire.

Il resto è storia recente: il nuovo Governo assume l’impegno a portare avanti il percorso di attuazione delle autonomie nei suoi primi documenti programmatici4 e, come vedremo più avanti, definisce il percorso per il completamento dell’acquisizione delle intese citate, prevedendo la definizione della proposta da sottoporre ai Presidenti delle Regioni interessate entro il 15 febbraio 2019.

A scorrere la rassegna stampa nei giorni immediatamente successivi a tale scadenza, si trovano reazioni allarmate da parte di mondi non sempre così concordi tra loro: dai sindacati al Terzo settore, dagli ordini dei medici ai costituzionalisti, dal mondo della scuola e dall’Accademia alla Chiesa, ai rappresentanti istituzionali delle regioni del Sud.

 

Ciononostante, il dibattito – per lungo tempo – è sembrato “consumarsi al chiuso”, senza grossi coinvolgimenti da parte dell’opinione pubblica, come se si trattasse di una questione di burocrazia istituzionale, lontana anni luce dall’obiettivo di fare delle Regioni quegli “istituti di democrazia diretta e partecipativa”, che avrebbero concorso a realizzare quel processo di democratizzazione dell’organizzazione del potere previsto dalla Costituzione.

Solo negli ultimi mesi, gli allarmi – lanciati da taluni sulle possibili conseguenze sperequative nel godimento dei diritti da parte dei cittadini, con particolare riferimento ai grandi servizi pubblici nazionali – hanno riaperto ed esteso il dibattito.

Con il Dossier che si allega, si cerca di dare conto del percorso avvenuto in questi ultimi due anni, cercando di chiarire le questioni e le posizioni in campo, e fornendo una ricca selezione di fonti e riferimenti per gli approfondimenti del caso.

Nell’ultima parte del Dossier, si è ritenuto utile segnalare – a confermare l’interesse attento e il posizionamento delle ACLI su questa così critica dimensione – le analisi già svolte, e tuttora valide, e quelle in corso di pubblicazione.

 

Dossier autonomia differenziata

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